Il profilo di Dante. Perché mai Dante non esita ad usare “parolacce” ignobili, sconce, oscene cioè parole opposte al “dolce” stile del volgare illustre? Perché nella Commedia dà spazio a ciò che è l’opposto della parola colta di Virgilio, la cui eleganza. spera di riprodurre in volgare? Le rime “aspre e chiocce” sono l’opposto della voce “piana” di Beatrice.
Il lessico di registro basso (basso? qui proprio sprofondato) si concentra nell’Inferno, è l’anti-sublime. Qualche esempio nel Canto XVIII dell’Inferno: «sterco» (v. 113), «merda» (v. 116), «merdose» (v. 131) e «puttana» (v. 133). Un verbo, nel XIX canto, come «puttaneggiar» (v. 108)». Versi come «ed elli avea del cul fatto trombetta» (If XXI 139). E persino si incontra chi le mani alza «Con ambedue le fiche, / gridando: “Togli, Idio, ch’a te le squadro”» (If XXV 2-3).

Il profilo di Dante. Federico Sanguineti, filologo dell’Università di Salerno ha scritto in occasione del Settimo Centenario dantesco un breve saggio intitolato Le parolacce di Dante Alighieri. In quattordici brevissimi capitoli cerca di spiegare perché il poeta dà spazio allo sconcio, malgrado il profilo impegnato che in questo brano è ricostruito. Un po’ alla maniera dei BIO che conoscete benissimo. Va da sé che le info che vi dà il professor Sanguineti sono molto precise. Buon divertimento!
Questo testo apre il”filo” di aprile di ItalianaContemporanea, dedicato alle parolacce di Dante. Nelle prossime sere seguiranno uno per volta gli articoli selezionati

Ma, per cominciare, chi è il Poeta che mescola nel suo capolavoro parole e parolacce? Si sa che Dante ha l’ambizione di presentarsi:
- come toscano di «nobil patria natio» (If X ,26), vale a dire originario di Firenze;
- come discendente della «sementa santa» (If XV 76) degli antichi Romani fondatori della città;
- come «fiorentino» all’orecchio di un pisano (If, XXXIII, 11).
Inoltre:
- come autore di una canzone commentata nel terzo trattato del Convivio, “Amor che ne la mente mi ragiona” (Pg, II, 112), ma ricordata anche nel De vulgari eloquentia (II vi 6) a fianco della consolatoria di Cino per la morte di Beatrice, Avegna ched el m’ aggia più per tempo, dove il Pistoiese non solo replica lo schema metrico del componimento centrale della Vita nova (XXIII 17-28), “Donna pietosa e di novella etade” ma, evocando i tre argomenti più nobili («tria nobilissima») nel trattato dantesco (II vi 1), «Salute» (v. 27), «Virtute» (v. 28) e «Amor» (v. 43), dà modo a chi legge di ascoltare —per la prima volta in assoluto — se non la voce della donna amata da Dante, almeno una qualche eco, facendole dire quanto segue: «Mentre ched io fui / nel mondo, ricevei onor da lui, / laudando me ne’ suoi detti laudati» (vv. 72-74);
- come autore della canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore” (Pg XXIV 51), inserita nella Vita nova e citata due volte nel De vulgari eloquentia: la prima in quanto più che eccellente modello di stile sublime («tragica coniugatio»), in opposizione a comica «cantilena» (II viii 8); la seconda dopo “Donna me prega”, essendo entrambe, sia quella di Ca-valcanti che quella di Dante, canzoni di soli endecasillabi (II xii 3);
- come chi nella Vita nova fu tale «virtualmente, ch’ogni abito destro / fatto averebbe in lui mirabil prova» (Pg XXX 115-117).
Infine:
- come autore della canzone “Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete” (Pd VIII 37), commentata nel secondo trattato del Convivio;
- come costretto, lasciando «ogni cosa diletta / più caramente», a liberarsi di ogni forma di proprietà privata, feudale o borghese, e a provare, a causa dell’«essilio», «sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale» (Pd XVII 55-60). Questa riduzione alla condizione di proletario, profetizzata nel Poema come destino, non fa che riassumere quanto si legge in apertura o quasi di Convivio (I iii 4-5), dove l’espressione «in fino al colmo de la vita mia» è un endecasillabo che anticipa, almeno per il contenuto, l’incipit del Poema («Nel mezzo del cammin di nostra vita»).

Guida alla scrittura
Esercizio n 1. Il profilo di Dante. Scrivete un breve testo autobiografico ispirato a quello che avete appena letto di Dante. Presentatevi attraverso la musica che ascoltate o ciò che seguite in TV o leggete . L’intento è di creare un vostro profilo. Potete menzionare canzoni, serial, generi che amate, citazioni che vi rappresentano. Se volete, potete strutturarlo con frasi simili a quelle scritte per Dante. Ad esempio: «Sono un lettore di fantasy e amante dei gialli, ma trovo conforto in ZeroCalcare». Oppure «Nato nella città X, cresciuto tra fumetti e romanzi, ho scoperto che la musica può essere la mia voce». Massimo 600 parole. Avete una settimana di tempo per consegnare.
Esercizio 2. Il profilo di Dante. Un post per social. Immaginate che Dante Alighieri abbia un profilo su un social network. Deve scrivere un post per presentarsi al mondo. Il limite è di 280 caratteri. Scegliete voi il registro ma il contenuto deve riflettere chi era Dante. (Facoltativo) Aggiungete un hashtag che riassuma il suo messaggio. Avete Un’ora per pensarci e scrivere.
