Petrarca non capisce

Petrarca non capisce. È un brano, datato 20 giugno 2021, tratto da Parolacce, il blog di studi sul turpiloquio di Vito Tartamella. L’estratto che ne abbiamo fatto ha una struttura argomentata che è interessante mettere a confronto con un altro testo di questo “filo” di aprile: Perché la Commedia ha questo titolo?

Si può fare poesia di altissimo livello usando le parolacce? Sì, e c’è un esempio clamoroso: la “Divina commedia”. Nel suo capolavoro, infatti, Dante Alighieri ha inserito 11 espressioni volgari, compresa una bestemmia e un ritratto squalificante di Maometto. Tanto che nel corso dei secoli, e persino quest’anno, la sua opera è stata pesantemente criticata, da Petrarca in poi, e più volte censurata. Reazioni spropositate, da parte di chi non ha capito la sua arte: la “Divina commedia” è un poema universale, che ritrae tutte le sfumature dell’animo umano. Perciò ha mescolato volutamente diversi registri linguistici — aulici e grotteschi, intellettuali e popolareschi, celestiali e terreni. Ha saputo, insomma, mescolare “alto” e “basso” come solo i grandi poeti sanno fare. Un altro esempio di questo livello è William Shakespeare. Le parolacce, in particolare, sono servite a Dante per descrivere le peggiori bassezze dell’animo umano, a creare effetti comici e anche a dar voce alle sue passioni religiose, politiche e morali esprimendo la sua profonda indignazione. Dante modellava la lingua a seconda dei personaggi e delle situazioni che voleva descrivere.

(…) Dante usò la lingua del popolo, il “volgare”, ponendo le radici del lessico italiano. La sua lingua è una tavolozza espressiva multiforme, che va dai termini più bassamente popolari a quelli aulici. Dante, insomma, non si fa problemi a introdurre anche i registri bassi se sono funzionali alle sue esigenze narrative. 

(…)

Com’era prevedibile, nessuna delle espressioni scurrili trova posto nel Paradiso, dove avrebbero contaminato i temi e gli ambienti più elevati. La maggior parte (7) sono nell’Inferno, le altre 4 nel Purgatorio. Il canto con la maggior presenza di parolacce è il 18° dell’Inferno dedicato a ruffiani e seduttori: persone che, evidentemente, suscitavano la maggiore ira in Dante. Per uno abituato a cantarle chiare — come si vede nella “Divina commedia” — è più che comprensibile. 

In tutto il poema Dante usa 11 volte 6 diverse espressioni scurrili: puttana, bordello, merda, culo, fiche, poppe. Pochissime: dato che la Divina Commedia ha in tutto 101.698 parole, il turpiloquio rappresenta lo 0,01%: un’esigua minoranza, circa un ventesimo di quante ne diciamo oggi nel parlato quotidiano (vedi le statistiche che ho ricavato ). Eppure sono significative: hanno attirato l’attenzione degli intellettuali dell’epoca e per molti secoli a venire. 

Già Petrarca, intellettuale d’élite, precisava di non provare invidia per Dante che era apprezzato da “tintori, bettolai e lanaioli”, cioè la plebe.

Non stupisce, quindi, che quelle 11 parolacce sono state spesso censurate dai copisti che trascrivevano l’opera. Il filologo Federico Sanguineti ricorda che già nel 1300 Francesco di ser Nardo da Barberino sostituì “merda” con «feccia» (Inferno, 18°); nel codice Barberiniano latino 3975 sono anneriti gli endecasillabi in cui è denunciato il «puttaneggiar» della Chiesa (Inferno 19°). Il codice Canoniciano 115 nella bestemmia di Vanni Fucci (Inferno 25°) la parola «Dio» è sostituita da puntini sospensivi. E la censura prosegue anche oggi: quest’anno una casa editrice, Blossom Books, ha pubblicato una versione olandese della “Divina commedia” per ragazzi in cui è stato cancellato Maometto, per evitare che l’episodio risultasse «inutilmente offensivo per un pubblico di lettori che è una parte così ampia della società olandese e fiamminga». Ricordiamo infatti che Maometto è trattato come uno scismatico che ha diviso al suo interno il cristianesimo, e soprattutto è raffigurato con orrende e grottesche mutilazioni. 

Guida alla lettura e alla scrittura

Petrarca non capisce. Esercizio 1. Mappa mentale. Prima di tutto la comprensione del testo. Completate la mentale che vi proponiamo.

Petrarca non capisce. Esercizio 2. Schedatura di confronto tra due testi. La tesi del blog che stiamo leggendo è in realtà un postulato: la Commedia a la è un’opera universale, tratta tutti gli aspetti della vita e dell’animo. umano, dunque il suo stile è composito, mescola alto e basso. Ma la parte più interessante è lo spunto su Petrarca. Perché, secondo il blog, Petrarca critica Dante? Confrontate questo brano tratto dal blog e un’altro testo di questo “filo” di aprile: Perché la Commedia ha questo titolo?

Petrarca non capisce. Esercizio 3. Inchiesta.Siete giornalisti culturali incaricati di scrivere un’inchiesta per un supplemento letterario. Il tema che dovete affrontare è l’uso delle parole scurrili nella Commedia, un aspetto che ha suscitato discussioni tra gli studiosi. Avete analizzato due interpretazioni contrastanti:

  1. Prima interpretazione: Dante usa il linguaggio basso perché la Commedia è un’opera universale, che mescola alto e basso. Questo dimostra la sua modernità rispetto a chi, tra Quattrocento e Ottocento, non ha colto questa caratteristica.
  2. Seconda interpretazione: Dante, con la sua visione cristiana, rielabora la teoria classica della tripartizione degli stili (umile, medio, sublime) dando un senso nuovo all’uso del linguaggio basso. Petrarca e altri umanisti rimangono invece fedeli a una visione più rigida della distinzione tra stili.

Scrivete un’inchiesta, un testo espositivo che si rivolge ad un pubblico non specialistic, dunque avrete uno stile divulgativo. Il testo è di 1.200 parole circa, avete una settimana di tempo per consegnarlo quindi lavorate su due, meglio tre sessioni di lavoro: due ore per mettere insieme il testo, un’ora per riscriverlo tenendo d’occhio coerenza logica e coesione formale. Un’ultima ora per rileggere e apportare ancora qualche correzione del lessico o della sintassi o della punteggiatura.

Petrarca non capisce. Esercizio 4- Intervista e Dialogo, Il caso è lo stesso dell’esercizio precedente. Questa volta però scriverete un’intervista doppia e successivamente un dialogo, quindi siamo passati ai testi argomentativi. immaginate di porre domande ai due studiosi che rappresentano le due posizioni e costruite un dialogo. Ricordatevi che dovete dare qualche info al lettore su chi sono. e di cosa si occupano, Il formato dello scritto è identico. Il tempo di scrittura può essere un po dilatato: invece di quattro ore circa, avrete bisogno di un’ora circa in più per mettere bene insieme in un dialogo le due interviste,

La pagina su Dante su italianacontemporanea.com